
sogliatelleattansio.it
Il Gruppo Tenute Capaldo collaborerà con la gestione del parco archeologico per realizzare un vigneto di sei ettari, dedicato alla produzione 100% biologica. Saranno costruiti impianti di vinificazione e invecchiamento. La cantina Feudi di San Gregorio punta a produrre vini autentici e di alta qualità, diventando un’attrazione nel parco. Antonio Capaldo sottolinea l’importanza del progetto per Pompei come centro di ricerca e produzione, nonostante richieda tempo e investimenti significativi
Il Gruppo Tenute Capaldo ha intrapreso un’iniziativa straordinaria per riportare in vita la tradizione vinicola di Pompei, creando un vigneto di sei ettari all’interno del Parco Archeologico. Questo progetto, che punta sulla produzione biologica al 100%, non solo si propone di preservare l’eredità vinicola della regione, ma anche di integrarla nel contesto storico e culturale di Pompei. La creazione di strutture dedicate alla vinificazione e all’invecchiamento permetterà un ciclo produttivo completo, valorizzando ulteriormente il parco.
La cantina Feudi di San Gregorio, parte del Gruppo Tenute Capaldo, ha dedicato gli ultimi quarant’anni allo studio delle varietà di uva indigene della Campania, come il Taurasi. Grazie alla collaborazione con il professor Attilio Scienza dell’Università di Milano e con gli archeologi del parco, il responsabile della produzione Pierpaolo Sirch sta sviluppando un progetto innovativo che mira a produrre vini autentici e di alta qualità. Questo non solo arricchirà l’offerta enogastronomica della regione, ma renderà anche la cantina una delle principali attrazioni per i visitatori del parco.
Un progetto con una visione a lungo termine
Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio, ha espresso il suo entusiasmo per questa iniziativa, sottolineando l’importanza del Parco Archeologico di Pompei come uno dei siti culturali più significativi al mondo. Ha affermato che il progetto non si limita a rivitalizzare Pompei come luogo di ricerca, ma mira a trasformarlo in un centro di produzione e scambio, riportando alla luce le sue radici storiche. Tuttavia, Capaldo ha anche riconosciuto che il progetto presenterà delle sfide. Sarà necessario un impegno significativo in termini di tempo e risorse, ma i partner condividono una visione a lungo termine che supera il ritorno economico immediato.
L’importanza della ricerca botanica
Sin dagli anni ’90, il laboratorio di ricerca applicata del parco ha condotto studi botanici per analizzare i vigneti dell’antica Pompei. I ricercatori hanno esaminato le caratteristiche storiche e scientifiche delle tecniche viticole utilizzate nell’antichità. Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco, ha commentato che i vigneti sono stati valorizzati per raccontare la storia dell’antica città, offrendo nuove prospettive ai visitatori. Questo progetto di archeo-agricoltura non si limita alla viticoltura, ma include anche la coltivazione ottimizzata degli ulivi e iniziative di agricoltura sociale, contribuendo a un modello di sviluppo sostenibile per il futuro del parco.
In conclusione, la rinascita della produzione vinicola a Pompei rappresenta un’opportunità unica per coniugare cultura, storia e agricoltura, creando un legame profondo tra il passato e il presente, e garantendo un futuro sostenibile per questa straordinaria eredità culturale.